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#Austerità – Il vento sta cambiando?

Come dice il vecchio detto popolare, ‘tutti i nodi vengono al pettine’. Nonostante campagne politiche a media unificati e terrorismo psicologico a iosa, anche la favoletta dell’austerità sta cadendo miseramente. Il cosiddetto PUDE (Partito Unico Dell’Euro), dopo aver tenuto ferme le redini per tanti, troppi anni, inizia a mostrare debolezze. La situazione gli sta scappando di mano.

Come ricorda il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman, le fondamenta teoriche su cui si basa l’intero pensiero unico dell’austerità, dominante in Europa, sono ormai un cumulo di cenere. In questo suo articolo, viene dimostrato come il mito dell’austerità espansiva dei nostri (sic) grandi (lol) economisti Alesina e Ardagna, insieme alla sacra nozione di Reinhart & Rogoff secondo cui il debito di un Paese ha effetti negativi sulla crescita, sono stati semplicemente… smentiti, dati alla mano.

La fine di un’epoca, almeno dal punto di vista teorico. Quanto tempo impiegerà questa rivoluzione teorica a diventare pratica, è tutto da vedere. Per ripulire le menti di noi poveri europei, con la classe politica che abbiamo, ci vorrà un po’. Qualcosa, però, si è già mosso. Penso alle rivolte dei greci distrutti da politiche economiche da pazzi, o al recentissimo voto italiano, che ha affossato l’ideologia Montiano-Merkeliana di tasse e tagli e che Dio ci benedica.

Cittadini da una parte, economisti liberi dall’altra, l’austerity sta crollando. Ed ecco che il Financial Times, in sconda pagina, dedica un articolo alla dichiarazione del presidente della Commissione Europea Barroso:

Schermata 2013-04-23 a 18.40.02

© Financial Times

Ebbene sì: persino nel covo del PUDE si iniziano a mettere le manine in avanti. Eggià, tutti uniti finché le cose vanno bene. Quando l’intero edificio inizia a traballare, si salvi chi può. Il totale fallimento delle politiche di austerità è rissunto da un dato: l’Eurozona ha toccato il record di rapporto debito /PIL di 90.6%, il più alto di sempre. Ma l’austerità non serviva a ridurre il debito?

L’aspetto tragicomico della nuova posizione di Barroso è che ha dichiarato che le politiche economiche di austerità sono “fondamentalmente giuste”, ma non sono attuabili perché non sostenibili politicamente, a causa di instabilità, rivolte e disastri elettorali. Un po’ come dire: noi non abbiamo sbagliato, è il popolo che non capisce. In realtà, lorsignori si stanno accorgendo che i loro gravissimi errori stanno venendo a galla. Ed ecco che arrivano i ripensamenti.

A poco a poco, assisteremo a una pietosissima trafila di personaggi che tenteranno di cambiar casacca, all’insegna dell’io l’avevo detto, io non c’entro, io ero l’unico che aveva da ridire, ecc. ecc. Riusciremo a perdonare anche loro, dopo aver perdonato i nostri politici impresentabili per più di 20 anni?

Speriamo di no.

  

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