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LA FINE DI UN MITO: la produttività tedesca

Quante volte ci siamo sentiti dire che dobbiamo aumentare la produttività su modello tedesco? Quante volte ci è stato venduto lo stereotipo del teutone che lavora 24 ore al giorno, ininterrottamente, senza dormire? Quante volte ci è stato detto che la Germania ha fatto le riforme e adesso ne raccoglie i frutti?

Oggi, un articolo di Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies, ha demolito il mito di cui sopra. Basta leggere nel riassuntino, se proprio non si vuole scaricare il pdf di 3 pagine: “only some elements of the German ‘model’ are useful for the embattled peripheral countries of the euro area today. Germany reluctance to reform its services sector and its meagre productivity record are the aspects that should not be copied”. Traduzione letterale: “solo alcuni elementi del ‘modello’ tedesco sono utili per i paesi in difficoltà della periferia dell’area euro. La RILUTTANZA della Germania nel riformare il settore dei servizi e la sua SCARSA PRODUTTIVITÀ sono aspetti che non dovrebbero essere copiati“. 

BOOM. Avete letto bene? Gros, tedesco, ci dice che la Germania NON ha fatto riforme nel settore dei servizi, e solo alcune nel settore manifatturiero. Citandolo: “alcune riforme sono effettivamente state fatte circa 10 anni fa, ma non hanno avuto alcun impatto sulla produttività. Tutti i dati disponibili mostrano che i tassi di crescita della produttività in Germania sono tra i più bassi negli ultimi 10 anni”. Ecco il grafico che lo dimostra:

Schermata 2013-03-20 a 14.36.38

Ebbene sì: la produttività, nel fantomatico settore manifatturiero, è cresciuta poco più che in Spagna e meno che in Francia (Italia non pervenuta). Nel settore dei servizi (tenetevi forte) la produttività italiana è cresciuta di più di quella tedesca. 

L’autore sostiene comunque che i Paesi periferici devono aumentare la propria competitività, attraverso riforme (al contrario della Germania) e abbassando i salari. E proprio l’abbassamento dei salari, dovuto a un alto tasso di disoccupazione (vedi grafico sotto), è ciò che ha permesso alla Germania di riprendersi. Come spiega Gross, questo meccanismo è stato naturale, senza alcun inervento pubblico (cioè senza riforme). 

Schermata 2013-03-20 a 14.46.12

Conclude Gross: “la sfida maggiore di Italia e Spagna rimane la competitività. La periferia più tornare a crescere solo se esporta di più. I salari si stanno già riducendo sotto la pressione dell’alto tasso di disoccupazione. Ma questa è la via più dolorosa per uscire dalla crisi e genera un’intensa opposizione. Una via di gran lunga migliore per ridurre il costo del lavoro sarebbe quella di aumentare la produttività. Sfortunatamente, la Germania non è un modello da seguire in questo senso“.

E ancora: “le riforme intraprese da alcuni stati sono molto più profonde di quelle fatte dalla Germania quando affrontava i suoi problemi. Gli stati che persisteranno sulla via delle riforme, potranno emergere più leggeri e più competitivi. Quelli che non lo fanno (l’Italia sembra andare in questa direzione) rimarranno bloccati con bassi tassi di crescita per un lungo periodo di tempo. C’è molta incertezza su come si evolverà la situazione tra 10 anni, ma la pole position della Germania non è garantita per sempre. La gerarchia in Europa potrebbe cambiare da un momento all’altro”.

Morale della favola: CADE IL MITO DELLA PRODUTTIVITÀ TEDESCA.

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