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FATE PRESTO!

Quello che sta accadendo a Cipro, è francamente scandaloso. Il “FATE PRESTO!” de Il Sole 24 Ore era indirizzato ai nostri politici, affinché adottassero misure anti-crisi (che poi siano davvero state anti-crisi è cosa tutta da verificare). Il mio “FATE PRESTO”, molto più modesto, è riferito ai popoli dell’Europa periferica. Sì, sto parlando dei PIIGS (la C di Cipro non so dove metterla). Quei Paesi che si vedono sprofondare in un mare di merda per volere superiore dei cosiddetti Paesi virtuosi del Nordeuropa. Bisogna reagire.

Da tanto, troppo tempo, una marmaglia di gente stupida e pericolosissima sta decidendo le sorti dell’Europa, infliggendo politiche economiche da manicomio ai Paesi in difficoltà della periferia dell’Eurozona. Quella di Cipro, è solo l’ultima schifezza tra tante, economicamente, ma soprattutto politicamente, sbagliata.

Insomma, non ci vuole un genio. Il mercato non si mette a speculare contro un banca centrale dalle risorse illimitate. Lo abbiamo visto dopo la dichiarazione di Mario Draghi: gli spread scesero, e l’Eurozona entrò in un periodo di relativa tranquillità. BASTA LA PAROLA. Prima che scoppiasse la grande crisi, lo spread greco era di pochi punti più alto di quello tedesco. Il perché è molto semplice: il rischio Grecia era considerato rischio Germania, perché un’uscita dall’Euro era considerata impossibile e la moneta unica irreversibile. Poi arrivarono i geniacci tedeschi e i loro amici biondini, che ebbero la brillante idea di scaricare su ogni singola nazione la solvenza del proprio debito. Sulla carta, può anche sembrare una cosa giusta, ma nella sostanza non lo è: abbiamo una moneta unica. Ergo, non si può far fronte a una crisi di debito sovrano senza, appunto, la sovranità monetaria. Dopo uno shock, qualocosa deve cambiare, affinché la situazione si ristabilizzi: i tassi di cambio tra valute servono proprio a quello. Non potendo usufruire di questo meccanismo, ci si aspetterebbe una mutualizzazione del debito. Invece no, si scarica la crisi sull’unica variabile: la forza lavoro. Licenziamenti, tagli salariali, precariato.

Ma ritorniamo al succo del discorso. La parola della BCE basterebbe a fermare questa isteria dei mecati. Ripeto, la PAROLA. Invece, anche nel caso di Cipro, si prosegue imperterriti, col paraocchi, sulla sacra via del bailout, ossia degli aiuti della Troika in cambio di una loro benedizione: a sto giro, si tratta di prelievi forzosi, che arrivano al 9.9% sui conti correnti da 100.000€ in su. Roba da matti.

Ora, delle due l’una. O questa gente è davvero stupida a livelli epocali, oppure sono in malafede. Dopo anni di austerità controproducenti (e non mi dite che i risultati si vedranno nel lungo periodo) si va a picchiare ancora il naso, colpendo brutalmente la domanda dei consumatori e aggravando la recessione. Perché? La malafede sembra la risposta più ovvia, alla luce di certi dati economici. Primo fra tutti, il movimento di capitali all’interno dell’Eurozona. Ommeglio, la fuga di capitali dalle nazioni periferiche verso quelle “core”. Ecco il grafico gentilmente fornito da Bloomberg

capitlaflows

Da ciò si deduce quel che tutti già sanno: la crisi sta garantendo a certe nazioni, prima fra tutte la Germania, di finanziarsi a tassi ridicoli. E non si tratta solo di finanza pubblica: anche le imprese private, ovviamente, godono di mutui molto vantaggiosi, soprattutto se confrontati con i competitors italiani o spagnoli. In poche parole: affossare i Paesi periferici comporta un flusso di capitali freschi nelle economie “core”. Ecco perché parlo di malafede: possiamo far decidere la politica economica a chi è così palesemente in conflitto d’interesse?

Che vantaggio avrebbe, la Germania, a cambiare lo stato attuale delle cose? Nessuno. Se la situazione si ribilanciasse, vedrebbe i propri tassi sui titoli di stato salire (seppur lievemente) e le proprie imprese far fronte a competitors rinvigoriti (non faccio certo il confronto stupido BMW-FIAT). La Germania, quindi, fa i suoi interessi, e non possiamo rimproverarla per questo. Siamo noi, i Paesi che stanno subendo queste politiche di austerostupidità, che dovremmo unirci e far valere il nostro peso. Già, perchè se Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, e persino la piccola isola di Cipro, facessero squadra e iniziassero a battere i pugni sul tavolo, la musica cambierebbe. La negoziazione sta alla base della politica nel trovare un compromesso tra le due parti. Nel giochino sanguinario europeo, le due parti ci sono, ma il compromesso è ben sbilanciato verso le nazioni nordiche.

Una soluzione va trovata, possibilmente prima che i correntisti italiani vengano saccheggiati. Che poi, diciamocelo chiaro: l’IMU era tanto diversa?

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