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Draghi vs Grillo

L’attenzione in queste ore è focalizzata dentro le mura di casa, come nella migliore delle tradizioni italiane. Bersani chiama Grillo, Grillo risponde, Berlusconi dichiara, Napolitano lancia un monito, e via dicendo. Non illudiamoci, cari concittadini. Quello che avverrà nelle prossime settimane, e cioè la composizione o meno del nuovo governo, non dipenderà dai giochetti nel cortile di casa nostra.

Come dimostrato dal post di ieri, ai piani alti dell’Europa si è particolarmente allergici alla Democrazia. Già, Van Rompuy e colleghi lasciano intendere che il messaggio chiaramente lanciato dal popolo italiano (no austerità) debba essere ignorato. L’Italia deve proseguire sulla retta via, fatta di tagli, tasse, e riforme strutturali (solitamente misure che danneggiano i lavoratori).

Ebbene, poteva il Presidente della BCE, Mario Draghi, esimersi dal dire la sua sulla situazione italiana? No. Ed è giusto che sia così. Ma in che termini l’ha fatto? Vediamo.

Brian Blackstone, sul Wall Street Journal, riporta le parole di Draghi in quel di Francoforte. Già ci siamo capiti: un super-burocrate europeo nella roccaforte finanziaria tedesca. Che potrà dire? Frasi tipo: “adottiamo politiche espansionistiche per stimolare la domanda delle famiglie italiane ormai sul lastrico”? Certo che no.

Super-Mario (uno dei tanti) fa la voce grossa. La tipica minaccia velata che si usa dire da quelle parti. Il succo del discorso è contenuto tutto nel primo capoverso:

WSJ

© Wall Street Journal

Traduzione: frecciata indiretta al neo-parlamento italiano, dicendo che i governi nazionali hanno il dovere, la responsabilità, di ristabilire finanze sane (sappiamo cosa vuol dire). Poi, il presidente della BCE, afferma che la banca centrale non ammorbidirà la sua linea: impopolari tagli alla spesa pubblica, in cambio di acquisto di titoli di stato. Tralasciando l’analisi economica di queste misure, per cui vi rimando a Paul Krugman, non si può ignorare l’ennesima ingerenza negli affari di casa nostra insita in queste parole.

Il passo successivo è ancora più gustoso:

WSJ2

© Wall Street Journal

Letteralmente: Mr. Draghi ha detto che le riforme economiche sono necessarie per combattere la “tragedia” della disoccupazione e rendere la società “più giusta”, e non semplicemente per gratificare gli investitori o “soddisfare le richieste dei tecnocrati di Bruxelles, Francoforte o Washington“. Già, avete capito bene. A questo punto, la logica ci dice che, sebbene non sia l’unico motivo, le riforme vengono imposte anche per soddisfare i capricci dei nostri cari tecnocrati. Almeno, si dirà, sono quelli che siedono nelle poltrone europee. No, non abbiamo nemmeno questa soddisfazione. Sembra che pure da Washington debbano dire la loro. Parliamoci chiaro: anche gli americani (forse soprattutto gli americani) hanno potere di influenzare la politica economica dei paesi dell’Eurozona. Insomma, un legittimo governo sovrano, democraticamente eletto, non può. Chi vive dall’altra parte dell’Oceano, sì.

Se siete già abbastanza inorriditi, vi capisco. Ma aspettate, non è tutto. Subito dopo campeggiano arroganti ben tre “We cannot“, cioè “Non possiamo”. “We cannot repair unsound budgets (1). We cannot clean up struggling banks (2). We cannot solve deep-rooted problems in the structure of Europe’s economies (3).”

1- non possiamo riparare finanze pubbliche in disordine (riferimento all’Italia?)

2- non possiamo aiutare le banche in difficoltà (riferimento all’Italia e MPS?)

3- non possiamo risolvere problemi strutturali di alcune economie europee (riferimento all’Italia?)

Morale della favola: Draghi (ieri) e Van Rompuy (l’altroieri), presidenti di BCE e Commissione Europea, due membri della famigerata Troika, stanno inviando chiari messaggi ai nuovi eletti nel nostro parlamento. (Vi stiamo avvertendo. Per il momento ce ne stiamo a guardare, ma se non fate come diciamo noi, scateniamo la tempesta). Il gioco è semplice, e l’abbiamo già visto: BCE non acquista titoli, gli spread si alzano, panico nei mercati, pressioni sul governo, monito di Napolitano e di tutte le grandi testate italiane. Dopodiché, si fa quello che viene ordinato da Bruxelles e Francoforte (e Washington). Si condisce il tutto con un po’ di austerità, cessioni di sovranità, ed ecco che magicamente lo spread torna a livelli accettabili, ma con un PIL a picco, disoccupazione dilagante, povertà e miseria.

L’unico baluardo che può opporsi a tutto ciò, che ci piaccia o no, ha un nome: Beppe Grillo. Se avrà il coraggio di opporsi a inciuci e pressioni varie, forse abbiamo una speranza. Se cadrà anche lui, è finita. L’unico modo che avevamo per esprimere la libertà di dire NO era il voto. Lo abbiamo fatto, abbiamo detto NO. Ora, prepariamoci al peggio.

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